Karate – Do Shotokan
Il termine
karate nacque anticamente nell'isola di
Okinawa, situata tra il Giappone e la Cina. Esso affonda le sue radici nelle antiche tradizioni di combattimento cinese, più precisamente nella scuola del
Gongfu (o Kong Fu )
della Gru Bianca e in quella del
Gongfu del pugno del Monaco Shaolin (chiamato anche Kempo). Queste arcaiche origini sono tutt'oggi riscontrabili in kata come Gankaku (il kata della gru sulla roccia) o Jion il cui nome sembra derivare o dal nome di un monaco buddhista o da quello di un tempio.
Numerosi erano gli stili che si praticavano sull'isola, tra questi vi era anche quello ideato dal Maestro
Funakoshi: lo
Shotokan. Tale nome deriva dallo pseudonimo che il Maestro usava per firmare i suoi componimenti di calligrafia: Shoto che, appunto, vuol dire l'onda dei pini.
Nel
1922 il Maestro Funakoshi fu invitato dal professor Jigoro Kano a
Tokyo per dare una dimostrazione del suo stile di karate. La dimostrazione ebbe un così grande successo che in breve tempo il Maestro iniziò ad insegnare la disciplina da lui ideata in Giappone, facendola così entrare nel novero delle arti marziali tradizionali giapponesi.
Un Via da seguire nella vita
Sfortunatamente alcune persone pensando al karate si figurano una disciplina violenta. Tale concezione del karate deriva sicuramente dall'immagine fornita ai più dalle produzioni hollywoodiane e da gruppi di esaltati che ben poco hanno compreso dell'essenza di questa arte marziale. Il
Maestro Egami disse:
« In un arte marziale, prima pieni di odio, si cerca di distruggere l’avversario, poi di ucciderlo con una sola tecnica, poi di sconfiggerlo senza ucciderlo, poi di batterlo senza fargli male ed infine, pieni d’amore, di vincerlo senza combattere…».
La vera pratica del karate è un'occasione di
introspezione e conoscenza di se stessi. Avanzando nello studio del karate il praticante si trova ad
affrontare se stesso ed i propri limiti, ed a cercare di superarli.
Vi sono alcune indicazioni, però, da seguire lungo la Via. Queste, ideate dal Maestro Funakoshi, sono simili a cartelli stradali che indicano al praticante il giusto sentiero da percorrere; queste sono i venti precetti della casa dell'onda dei pini:
- Il karate comincia e finisce con un saluto
- Il karate non è un mezzo di offesa o di danno
- Il karate è rettitudine e riconoscenza
- Il karate è capire se stessi e gli altri
- Nel karate lo spirito viene prima dell'azione
- Il karate è lealtà e spontaneità
- Il karate ci insegna che le avversità ci colpiscono quando si rinuncia
- Il karate non si vive solo nel Dojo
- Il karate è una regola per tutta la vita
- Lo spirito del karate deve ispirare tutte le azioni
- Il karate viene tenuto vivo con il fuoco dell'anima
- Il karate non è vincere, ma l'idea di non perdere
- Lo spirito varia a seconda degli avversari
- Concentrazione e rilassamento devono trovare posto al momento giusto
- Mani e piedi come spade
- Pensare che tutto il mondo possa essere l'avversario
- Il praticante mantiene sempre la guardia (kamae) la posizione naturale (shizen-tai) riguarda solo i livelli più alti
- Il kata è la perfezione dello stile, la sua applicazione è un'altra cosa
- Come l'arco il praticante deve avere espansione, velocità ed analogamente rilassamento, concentrazione e dolcezza
- Lo spirito deve tendere al livello più alto
Karate – Do e Zen
I legami tra il karate e lo Zen sono molto forti. Per il raggiungimento di un alto livello nel
kumite (combattimento), l'allenamento del karate non si basa solamente su meri esercizi fisici, ma anche su esercizi che, pur studiando la tecnica, traggono origine dalla
meditazione in movimento: i kata. Oltre al raggiungimento di un'elevata abilità nel combattimento l'adepto del karate persegue anche altri due scopi:
raggiungere la perfezione tecnica e spirituale e trovare quella che viene definita la
non – mente.
L'allenamento
Nonostante il karate studi sostanzialmente tecniche di
pugno e di
calcio volte al combattimento, il Maestro Funakoshi riteneva che la pratica di tale disciplina dovesse essere tale per cui la potessero seguire
tutti: ragazzi, uomini, donne, bambini ed anziani. Noi, oggi, abbracciamo appieno questa filosofia. Consci della
completezza di questa disciplina (secondo un articolo pubblicato dal
Times Newspapaers tratto da una serie di test di efficienza fisica che prende in considerazione 27 discipline sportive tra cui nuoto, basket e pallavolo, essa si posiziona
terza dopo le discipline ginniche e la danza) e del fatto che chi la pratica lo fa in primo luogo per giungere al
benessere psicofisico, abbiamo deciso di adottare le
moderne metodologie di allenamento pur rispettando le antiche tradizioni marziali; questa scelta a permesso anche di differenziare i programmi degli
agonisti rispetto a quelli degli amatori.
Ai
bambini, infine, viene dedicato un percorso specifico che rispetta le loro necessità, la loro struttura fisica, decisamente diversa da quella di un adulto, e il loro bisogno di svago e di confronto con gli schemi motori di base.